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L'alcool etilico (o etanolo) è una sostanza che, se consumata in grandi quantità, è dannosa per la sua azione tossica sulle cellule dei tessuti del corpo umano. La scienza medica ha però dimostrato che, l'alcool consumato in piccole dosi, apporta un beneficio al corpo umano. L'alcool, fra l'altro, aiuta la digestione attraverso la stimolazione della secrezione sia salivare che gastrica ed aumenta la mobilità spirituale e la gioia del contatto umano, agendo con un fattore socializzante. Piccole dosi di alcool provocano la produzione di lipoproteine ad alta densità, le quali rallentano il fenomeno dell'arteriosclerosi. Ciò spiega perchè l'aspettativa di vita è più alta per coloro che sono moderati consumatori di alcool: i rischi di patologie coronariche diminuiscono non solo rispetto a chi esagera, ma anche a confronto con gli astemi. Le indicazioni relative alla dose innocua di alcuno consumato giornalmente sono comprese tra 0,5 e 0,8 grammi per chilogrammo di perso corporeo del consumatore: una persona di 70 kg può dunque tranquillamente ingerire ogni giorni tra i 36 e i 56 grammmi di alcool etilico, ossia poco meno o poco più di litro di birra a 11-12°Plato, equivalenti a 4,4 - 4,8 gradi alcolici. L'abbinamento tra birra e cibo L'elenco delle pietanze con le quali la birra si accompagna particolarmente bene è molto lungo. Fra gli abbinamenti più classici ricordiamo: la pizza, i panini con i diversi salumi, alcuni fritti e molti formaggi. |
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Secondo
il lessico universale italiano Treccani la denominazione "elisir" è "data
talvolta a bevande liquorose, cui si attribuisce la magica virtù di prolungare
la vita". Il prof. Anton Piendl, senza dubbio il massimo esperto
mondiale nel campo "birra e salute", la usa appunto per mettere
in risalto le tante virtù della birra consumata moderatamente e dice:
"La nostra birra - un elisir di vita". Piendl insegna "Fisiologia
della Birra" alla Facoltà d'Ingegneria Birraia del politecnico di Monaco
di Baviera, dove si era laureato nel 1960 con una tesi sulla biochimica
dei lieviti. Ha realizzato oltre 500 pubblicazioni scientifiche sulla
composizione delle birre di tutti gli stili e di tutte le parti del mondo
e sulle loro benefiche azioni sull'organismo umano. Si è soffermato soprattutto
sull'importanza della birra come preziosa fonte di numerose sostanze di
rilevanza fisiologica, fra le quali le vitamine, i sali minerali ed i
polifenoli. A proposito della vitamine egli ricorda innanzi tutto che
nei secoli passati, allorchè l'alimentazione era spesso carente, la birra,
non filtrata e contenente lievito, rappresentò un'importante fonte di
proteine e micronutrienti. Nei diari di bordo degli emigranti che coraggiosamente
salpavano dall'Europa verso l'America de Nord nel XVI e XVII secolo, non
mancano le lamentele per quando, sul finire delle perigliose traversate,
le scorte di birra si esaurivano e la carenza di alimenti diventava acuta.
Per quel che riguarda i sali minerali, un litro di birra (chiara a bassa
fermentazione) ne contiene mediamente un grammo e mezzo. I sali minerali
della birra hanno una duplice valenza: da un lato sono importanti fisiologicamente,
dall'altro sono determinanti per conferire alla birra il potere dissetante.
Quest'ultimo non deriva solamente dall'effetto combinato dell'amarezza
del luppolo, della frizzantezza dell'anidride carbonica e dal raffreddamento
del cavo orale,ma anche dall'apporto di potassio e magnesio in proporzione
tale da compensare le perdite di salidovute alla sudorazione.La birra
è, in altre parole una bevanda isotonica naturale. I polifenoli, infine,
esercitano nel nostro organismo molteplici azioni favorevoli. Oltre ad
essere anticancerogeni e batteriostatici, hanno spiccate caratteristiche
antiossidanti e di neutralizzazione dei tanto temuti radicali liberi.
Così, ad esempio, è scientificamente dimostrato che la quercetina (appartenente
al gruppo dei polifenoli) protegge dal degrado i lipidi a bassa densità
contenuti nel sangue: è dunque un efficace fattore di prevenzione dalle
affezioni cardiocircolatorie. Gli esperti concludono affermando che i
bevitori moderati di bevande alcoliche hanno tendenzialmente un'aspettativa
di vita superiore a quella degli astemi e che, mentre è importante prevenire
gli eccessi di consumo di bevande alcoliche, è controproducente promuovere
l'astinenza totale. Grazie al suo basso contenuto di alcool, la birra,
conferma il Prof.Piendl, è la tipica bevanda della "moderazione". |
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Al Duca Guglielmo IV di Baviera (1493-1550) va il merito di aver per primo riconosciuto e sancito l'importanza delle materie prime per la qualità della birra. L'editto, promulgato il 23 Aprile 1516, è di un'importanza indiscutibile. Essa, all'inizio del Rinascimento, rappresenta un alto momento di un vivere più civile. Oggi la Baviera, non fosse altro per l'Oktoberfest, è universalmente considerata la "patria" della birra.Numerose erano le lamentele sulla qualità della birra bavarese.L'impiego di materie prime strampalate e scarti, per l'amaricazione il luppolo era solo una delle alternative: |
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genziana, salvia, ramerino, cortecce e scorse d'albero, miscele di erbe
e rovi erano di impiego più comune, anche se alle volte sembra potessero
nuocere alla salute dei consumatori. Restringendo all'orzo,
al luppolo ed all'acqua gli ingredienti per produrre la birra, il saggio
ed illuminato Duca di Baviera volle però tutelare non solo la salute
dei suoi sudditi, ma anche importanti interessi economici. |
La "legge della purezza" del 1516 ha avuto, fino ai giorni nostri, una rimarchevole fortuna. Gli industriali tedeschi della birra l'hanno infatti sfruttata a fini propagandistici, cercando di accreditare al mondo fra i consumatori di tutto il mondo l'equivalenza di "purezza - alta qualità - birra tedesca". Ma si tratta in parte di una forzatura per diversi motivi. Innanzi tutto la "legge di purezza" nella sua forma più restrittiva vige in realtà oggi solo per le birrerie situate in Baviera: le altre fabbriche tedesche possono in certi casi aggiungere zucchero alla birra, o impiegare, per le partite destinate all'esportazione, coadiuvanti tecnologici ed additivi, purchè ammessi dalle leggi del Paese di destinazione. Così ad esempio una birra esportata dalla Germania del Nord verso l'Italia può contenere fino a 30 mg di vitamina C per litro: la legislazione italiana lo consente, a condizione che tale additivo (del tutto innocuo, com'è facilmente intuibile) venga menzionato in etichetta. Infine va ricordato che ne corso dei secoli il concetto stesso di purezza, grazie ai progressi della scienza e delle tecniche, ha subito delle importanti modifiche. Oggi, tanto per fare un esempio, è più importante disporre di materie prime esenti da residui di antiparassitari (sconosciuti all'epoca di Guglielmo IV) e non ottenute con interventi di ingegneria genetica. La stretta correlazione tra birra e purezza è comunque fortemente (e con ragione) radicata a livello di opinione pubblica, pur con le sfumature derivanti dalla diversità delle tradizioni e delle culture, non solo in Germania ed in Italia, ma anche in altri paesi. |
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